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mercoledì 13 aprile 2011

Vite col Botto.

Coloro i quali dimostrano interesse nei confronti di quelle che negli anni furono le vicissitudini quotidiane e non dell'archidiocesi di Cagliari si saranno di certo stupiti del fatto che nelle mie sporadiche comparizioni -oserei dire epifanie ma apparirei pedante- in questo spazio azzurro-piattaforma telematica* del blog in questione, ho colpevolmente trascurato di omaggiare una delle figure di spicco,certamente la più importante, tra gli emissari che il successore di Pietro inviò in quegli anni cruciali a dirigere la comunità isolana tutta, terra di confino. E di confine. Parlo- ma l'avrete già intuito- dell'amatissimo Monsignor Paolo Vittorio Botto, classe 1896 Arcivescovo di Cagliari per vent'anni dal 1949 al 1969. Monsignor Botto fu un uomo di piglio, capace e [...]intelligentissimo  deciso, rettissimo, nell’archidiocesi insulare costruì, organizzò, acquistò prestigio, fu amato. Quando – dopo vent’anni operosissimi, s’avvide di non poter più profondere, a pro’ del suo gregge, le antiche energie, rinunciò all’ufficio, e da allora – 2 maggio 1969 – fino all’estremo dei suoi giorni (19 marzo 1974) – visse a Roma.[...]
Quell'uomo, così deciso e venuto da lontano (nacque,come ho scoperto anch'io da poco, a Valparaiso, Chile) incuteva rispetto, reverenza,  se non paura autentica in coloro che lo assistevano e lo seguivano. 
Colto da vero e proprio terrore, dopo una solita sfuriata prima della celebrazione, un chierico dal faccino pulito e tremolante collocò la mitria in capo a Sua Eccellenza, ma sistemandola al contrario, con le infule che pendevano davanti agli occhi e non sulle spalle come d'altronde vuole il canone. Sua Eccellenza così conciato sembrava un bardotto dagli occhi coperti. Monsignor Botto calmo, sollevò col dorso delle mani le vitte dagli occhi, guardò in viso il chierico paralizzato dalla paura e nel silenzio della Sagrestia, davanti a tutti disse solo :-Minchione.


Ci vorrebbe oggi il piglio deciso di Monsignor Botto, che magari se non nei contenuti, almeno nei modi e nel coraggio avrebbe la dignità come uomo di Chiesa di dio nel denunciare ottantenni depravati e pedofili, che infilano le loro mani piene di varici e macchiate di discromie senili, tra le gambe di ragazze da poco maggiorenni. Non voglio credere che di tutte queste meteorine e delle mille figure che il nostro mondo ipocrita si è inventato per mascherare la realtà, nessuna di queste sia in realtà davvero stata ingannata e vittima fino in fondo. Parecchie avranno cercato di approfittare della situazione, dei soldi, della notorietà nel mondo delle fiction, che come ebeti ci sciroppiamo manco fosse un lassativo al mannitolo. Ma altre, il numero non certo manca, come quelle di cui parlava oggi Repubblica e molte di cui nessuno sa più nulla,come la Virgina Sanjust, contessina di Teulada, altre alla fin fine hanno avuto la vita distrutta per sempre. Un esistenza sconvolta per la quale, nonostante la loro arroganza iniziale del sentirsi sul fiore dell'onda (adoro Mimnermo) provo comunque un senso di pietà. Penso ai genitori ai quali va tutta la mia vicinanza, specie quelli che non si rendono conto del dramma che stanno vivendo e specie a quelli che addirittura incoraggiano la propria figlia a far fruttare la boschiva misteriosa. Vorrei che la Chiesa, alla quale Monsignor Botto apparteneva avesse qualcosa da dire in merito, magari anche ora, con l'uscita del nuovo catechismo. 
Migranti muoiono sulle spiagge di Lampedusa, il processo breve passa come disegno di legge..
Povero Gufo sconsolato saluta gli amici. 




 *Parliamo di Eccellenze e il Viola è d'obbligo. Meglio il Viola del  Popolo Viola, altro che Spazio azzurro; sul quale naturalmente potete anche cliccar sopra, ma non c'è link e in ogni caso collegarsi a Spazio Azzurro non porta a nulla. Il sito dei sostenitori di quel Priapo a pompetta che ci governa è in grado tutt'al più di elicitare un meteorismo latente, ma nulla che Giuseppe Paviglianiti , nostro nume tutelare, non ci abbia già fatto ascoltare. 

martedì 22 febbraio 2011

Non disturbate il conducente del tank.

In Libia il governo spara sulla folla per contenere le manifestazioni, che crescono e diventano insurrezioni.
Dalla sedia (vuota) del divino PresDelCons, troppo occupato a inventarsi un salvacondotto, si leva uno "shhhh" compassionevole. Non disturbate il dittatore. Dio sa quanto è difficile tenersi ancorati ad una poltrona che traballa come un toro da rodeo. Comunanza d'amorosi sensi.

Gheddafi poi manda avanti un figlio sbarbatello ma con faccia da grande pubblico, ex giocatore di calcio nel Perugia, a mostrare un randello da uomo delle caverne e una carotina baby. Silenzio assordante. D'altronde, in Italia, il calciatore è una specie protetta, a metà strada tra l'animale da salvare e l'eroe nazionale.

Gheddafi ordina all'aviazione di bombardare la folla.
Quattro piloti disertano. I primi due atterrano a Malta: un'azione del genere avrebbe dovuto meritare loro un'accoglienza da eroi, invece i meschini erano senza autorizzazione e sono stati considerati immigrati clandestini. Malta non è eccezionalmente tenera con i clandestini. Ma evidentemente non ha la necessaria intelligenza da comprendere che chiedere un'autorizzazione per disertare è un tantino controsenso.
Ad altri due è andata meglio, si sono rifugiati a Bengasi, che è in mano alla resistenza.
Gheddafi, mentre l'UE si siede attorno a un tavolo per fare esercizio di inutile buonsenso, arruola mercenari che finiscano ad altezza uomo quanto iniziato con l'aria-terra.


Di cosa si preoccupa l'Italia? Della mattanza di civili? Dell'uso della forza, o almeno dell'evidente sproporzione dello stesso? Assolutamente no.
Frattini delira di un "emirato islamico della Libia Orientale", unico a conoscerne l'esistenza. Poi gioca a spaventare i bravi bambini leghisti "lo immaginate un emirato islamico dall'altra parte del mare?".
Poi afferma che tuteleremo i nostri cittadini e i nostri interessi.
I libici che muoiano pure: più pozzi di petrolio e più posti di lavoro per noi.

Dio, intanto, pensa a riformare la giustizia, ad abolire articoli della costituzione, a eliminare garanti, tutto intento nella sua opera di creare un'Italia a Sua Immagine e Somiglianza.
Poi si sveglia e dichiara "inaccettabile" la violenza sui civili per sedare le proteste.
Dopotutto, per lui è sempre stato più che sufficiente sedare i civili a forza di televisione.

sabato 12 febbraio 2011

Non sta succedendo niente.

Abbiamo davanti un fine settimana di piazze e contropiazze.
Ci penso ossessivamente, al ritmo con cui aggiorno i siti di Repubblica, di Al Jazeera, e in generale d'informazione: ci sarebbero così tanti motivi per scendere in piazza da far girare la testa.
L'atto d'indirizzo del consiglio d'amministrazione RAI è un ulteriore passo verso l'asservimento totale dell'informazione alla maggioranza di governo, senza dubbio valevole solo per la presente maggioranza.
Ogni satira dovrà avere una controsatira. Ogni pubblico un contropubblico. Per chiunque parli in televisione, qualcun altro dovrà essere presente per sostenere l'esatto contrario. Ogni giornalista "di sinistra" dovrà essere bilanciato da un giornalista "di destra": questo vuol dire che ogni voce indipendente dovrà prendere la tessera di partito per lavorare in televisione, ma non solo. Che qualunque voce che voglia levarsi pubblicamente dovrà censirsi, dichiarare da che parte della barricata si colloca, dopo di che gli verrà affibbiato qualcuno che dovrà contraddirlo pedissequamente.
Marchionne annuncia piani di rinascita per se stesso, per Chrysler, per Obama, e non lascia nulla ai lavoratori italiani se non la sensazione più che fondata di essere stati presi in giro, ricattati, divisi e indeboliti: i metalmeccanici Fiat si faranno un altro anno di cassa integrazione, Marchionne un altro anno di stock options.
Se non è sufficiente, c'è la riforma Gelmini che inizia a mostrare le sue falle: un articolo del ddl, scritto per la Lega, è stato dichiarato addirittura incostituzionale dalla Consulta in quanto discrimina gli insegnanti precari del sud che, cambiando provincia, avrebbero dovuto perdere il punteggio accumulato. Ora che gli studenti avrebbero a sostegno della loro protesta anche un decreto della Corte Costituzionale, tutto questo passa in secondo piano. 

L'Italia s'è desta, o almeno così pare. Una parte d'Italia, almeno, quella che si sente "diversa". Confessiamocelo pure, alla faccia della retorica da anime belle che si è sentita al Palasharp il 5 febbraio: questa fetta di Belpaese si sente anche un po' migliore, se non negli esiti, almeno nel grado di cultura, nelle aspirazioni, nei valori, Personalmente rispetto a Nicole Minetti, mi sento un po' migliore. Dire che mi sento migliore di tutte le ragazze che hanno frequentato i vari letti del Presidente, è addirittura riduttivo. Ma mi sento migliore anche di tutti i servi che indecentemente tappano le falle alla nave del premier prostituendosi intellettualmente. Questo però non si può dire in pubblico. Bisogna mostrarsi egalitari, dire che ci sentiamo solo diversi anche se di pari valore. Se mi sentissi pari alla Minetti, ma solo "diversa", la sua presenza in un consiglio regionale non mi indignerebbe. Mi indigna invece il modo in cui è arrivata a quella carica, mi indigna che si trasmetta l'idea che la pratica dell'agitare il posteriore, discinte, davanti ad una telecamera sia un modo qualunque di lavorare per pagare le tasse universitarie o che l'estetica e la disinvoltura sessuale siano gli unici lasciapassare per le stanze dei bottoni. Posso non essere arrivata da nessuna parte, posso essere una fallita. Ma sarò una donna sconfitta con la testa alta, con onore, con cultura, con dignità. Sarò una fallita migliore.

Migliori o solo diversi, questi italiani che ora dicono "basta", mi chiedo, dov'erano prima? In quale letargo meraviglioso erano sprofondati, tanto che ora sembrano essersi svegliati di soprassalto, e sono tutti intenti a protestare allo sfacelo in cui stiamo versando, a reagire a tutto quello che sta succedendo.
Il punto è che non sta succedendo assolutamente nulla, ora.
E' tutto già successo. Abbiamo già permesso, con il silenzio, con la connivenza dei partiti, con la sottovalutazione, che tutto accadesse sotto i nostri occhi.
Il bunga-bunga, la mercificazione del corpo femminile, l'iper sessualizzazione, la fallocrazia sono già successi quando è iniziato Colpo Grosso sulla Italia 7 della Fininvest, cioè di Silvio. Ma allora i padri guardavano, le madri tacevano, i bimbi spiavano da dietro la poltrona: era il nuovo che avanzava, era una innocua trasmissione commerciale, era solo svago.
La demolizione della nostra costituzione, che viene rosicchiata ogni giorno da nuovi decreti, era già in atto quando Bossi dichiarava di voler impiegare il tricolore come carta igienica, e noi tutti ridevamo di gusto di questi quattro contadini che si esprimevano più a gestacci che a parole o al massimo rivolgevamo loro un mezzo sguardo sdegnato.
Lo sfascio federalista c'era già, quando tutti noi pensavamo che le migliaia di fucili pronte per la secessione fossero una barzelletta, una fanfaronata: invece ora ci scandalizziamo perchè per l'anniversario dell'Unità d'Italia si spende e si spande in cerimonie, e poi si va ognun per sè e Dio per tutti.
I mezzi d'informazione sono già stati occupati militarmente quando c'è stato un equo scambio di favori tra i banchi del parlamento e la legge sul conflitto d'interessi è stata depennata dall'ordine del giorno.
E' tutto già successo.

Avant'ieri ero sul regionale Ferrara-Venezia, in compagnia di quattro studentesse di Giurisprudenza al secondo o terzo anno, che indossavano ciascuna l'equivalente economico di un mio stipendio -finchè ne ho avuto uno-. Stavano commentando, a mo' di inciso tra i discorsi principali su calorie da smaltire e manicure da prenotare, quello che era successo durante una lezione che poteva essere stata di Etica, a quel che mi pareva di capire, e si profondevano in complimenti sperticati a una di loro per aver sostenuto in aula che Fabrizio Corona era una gran persona, che si era fatta da sè, un esempio da seguire in quanto "campione di self-marketing".  Poco dopo insultavano due colleghe perchè avevano sostenuto che chi non si perde una puntata di "Uomini e Donne" è un individuo ignorante. E già che c'erano insultavano il professore che si era dichiarato d'accordo. Poi sono scese dal treno, e mai in vita mia ho ringraziato tanto il cielo per l'esistenza della città di Rovigo.
Questa è l'eccellente sintesi di tutto quello che è già successo. Cioè che un giorno non avremo un problema di toghe rosse, blu o a quadri scozzesi, ma di toghe ignoranti.
La macchina è in movimento da più di vent'anni, e ha cresciuto generazioni di italiani e italiane che credono che "sapersi vendere" sia l'unica dote fondamentale nella vita, postulando, forse senza nemmeno esserne coscienti, che siamo tutti esseri umani in vendita sul mercato. Italiani e italiane convinti che tutto si possa comprare, che scucire un soldo sia l'unica fonte dell'accampare un diritto e che a colui che non paga non debba spettare nulla.
Non hanno pudore e vivono sogni romantici di seconda mano, sperando che arrivi un principe azzurro o una velina che noti la loro disinvoltura e "li scelga", in una pioggia di petali di rosa come nelle trasmissioni di Canale 5. Potremmo dire che non hanno senso del limite, ma quelli che il senso del limite l'hanno perduto da tempo, purtroppo, siamo noi, che oggi giochiamo a fare i "diversi", i "risvegliati".
Il Biscione nazionale le ha sparate sempre più grosse, nel corso degli anni: ha praticato un'escalation selvaggia della menzogna, aprendo faglie amplissime tra ciò che si dice e ciò che si fa, autorizzandole, rendendole lecite, e, alla fine, pur nei nostri rimbrotti da salotto, pur nelle nostre indignazioni con tuba e bastone da passeggio,  spostando sempre più in là il nostro senso del limite, il punto in cui si deve dire che basta, che non è accettabile e non sarà accettato. Ci ha anestetizzati.
Nell'era del paradosso istituzionalizzato, ci svegliamo e reclamiamo un limite che ormai è logoro e slabbrato come un elastico vecchio, senza renderci conto che ogni controdiscorso non può essere fatto perchè un discorso vero e proprio non esiste. E' esistito, e ce lo siamo persi. Ogni protesta ora, come dice Eco, può solo salvare l'onore. Se non altro, come una genrazione di vecchi samurai che sfoderano la katana contro i cannoni inglesi, scenderemo in piazza, ad essere sconfitti dal nuovo che avanza, ma con onore.

giovedì 27 gennaio 2011

Elogio della Trinità.

"Non c'è due senza tre." Ed è quanto di più ovvio, non attività della vita che non preveda auspicio di tale portata, senso di compiutezza pervaso da anelito mistico nei confronti della perfezione, della perfettezza, della Trinità.
Si badi, e nel badare, un subitaneo bentrovati, si badi che connotare in modo intellegibile il significato profondo della Trinità non è cosa da poco conto. Vien già abbastanza difficile figurarsela, non parliamo del crederci, questa Trinità; immaginiamoci quanto possa risultar ostico parlarne ,magari in pubblico. A capo chino accetto le apostrofi di chiarissimi teologi che, sono pronto a giurar o mal me ne incolga, producendo magnifici esempi non avrebbero alcuna difficoltà nel connotare il dogma cattolico di fondamentale importanza, sarebbe a dirsi della presenza in un sol atto di Dio Padre, del figlio e dello spirito santo. Tuttavia per i vieppiù numerosi inesperti del settore, si converrà con me che parlarne senza avere le idee chiare è tutt'altro che facile; parlarne poi ad un'assemblea che le idee chiare le ha ancor meno di voi è peggio che andar di notte.

E parlarne alla predica domenicale in un paesino sperduto al centro della Sardegna?
"La Trinità, è come una capretta che fa la pipì su di una montagnetta di terra, il getto è unico, ma poi si divide in tre piccoli ruscelletti." Tanto per parlare terra terra. Mi pare superfluo aggiungere che quest'omelia, e ciò che più conta l'esemplificazione, è realmente stata proferita da un prete sardo parecchi anni or sono, in autentica lingua sarda; ho solamente proposto una fedele -ed a questo punto oserei dire osservante di principii- traduzione in italiano. Il prelato per quanto non sicuramente un fine esegeta, si rivolgeva alla sua comunità ben consapevole che gli esempi dovevano esser chiari ed estratti dalla vita quotidiana, pena il vanificarsi del loro sostegno didascalico con conseguente messa in dubbio della di lui pastorale tutta, e imperdonabile mancanza nei confronti di una comunità che abbisognava, specie in quegli anni così immediatamente post-conciliari, di una catechesi solida e adeguata.

Abbiamo parlato di Dio,di suo figlio ed ora non ci rimane che parlare dello Spirito Santo,colui che c'è ma non si vede,tutti sanno che esiste ma nessuno ne parla,partecipa al dispiegarsi della Natura di Dio eppure pare ad essa estraneo,come se provenisse da molto più lontano. Per esempio dalla Russia. Chi è e cosa combina di bello in questo momento Vladimir Vladimirovic Putin sarebbe davvero troppo lungo spiegare, complicato e incompatibile con il tempo che ho l'obbligo di dedicare al mio amico quiz,cui devo quotidiane attenzioni,come un epigono dei più amorevoli Tamagotchi. Vorrei solamente parteciparvi di alcuni piccoli e gustosi pensieri che mi son tornati in mente, fin che riflettevo appunto della Trinità. Qualcuno di voi ha più saputo qualcosa circa gli esiti della guerra in Ossezia? E se un uomo in aereoporto a Mosca si fa esplodere come atto terroristico,qualcuno di voi sa chi era davvero e perchè ha compiuto questo gesto? Mentre nei giornali si continua giustamente a parlare della Natura di Dio,con sforzo encomiabile e tutt'altro che immune da rischi, viste le ultime rivelazioni,ho deciso che nel prossimo post darò anche io il mio piccolo contributo all'informazione, tracciando per tramite delle ultime vicende russe un sintetico quadretto dell'uomo per il quale Dio è disposto addirittura a compromettere la pluridecennale amicizia con gli Stati Uniti. Quanto avete appena letto era una piccola presentazione,ci rivediamo al prossimo post.

domenica 23 gennaio 2011

Mk3b & la Brezza.

Un caloroso ben trovati. Si apre adesso il filo diretto con "Appuntamento con la storia già sentita". Per porre domande,intervenire,e avere parte nella vicenda potete tranquillamente contattare il numero azzurro 335 150043* e chiedere che cazzo sta succedendo. Dati i limiti del tempo a disposizione non sarà possibile dar corso a tutte le telefonate. Ci scusiamo in anticipo con i telespettatori.
Quei pochi di voi che non sono ancora stati colti da un imperioso attacco di diarrea a spruzzo, nell'attesa della Beata Speranza ed accordandomi così una fiducia silenziosa ed assertiva, si staranno probabilmente domandando cosa sia l'Mk3b;tenendo poi maternamente in seno la domanda siamese con la precedente, che usando loro gentilezza di dovere, con atteggiamento liberatorio esprimo io in luogo d'essi :Cosa c'entra in tutto questo la brezza?
E' il tempo delle risposte.
"Nel 1986 un profondo restyling diede origine alla " Mk3B" (per alcuni anche conosciuta come "Mk4" facendo di conseguenza slittare le numerazioni successive). A cambiare furono il frontale (completamente ridisegnato, più morbido e affusolato), i paraurti (integrati nella carrozzeria), i gruppi ottici posteriori (ampliati) e gli interni (completamente ridisegnati, con nuova plancia, sedili, pannelli porta e rivestimento del padiglione). Il rinnovamento coinvolse, ovviamente, anche Station Wagon e Cabriolet."
Seguono note tecniche. (tratto da Wikipedia).

Mio babbo aveva una Escort,bianca, cinque porte,1600 diesel . Dio ha tante Escort,la più famosa oggi è abbronzata,tre porte, 7000 euro. Pare che sia nipote di Mubarak,ma vorrei a tutti voi ricordare che Muḥammad Ḥosnī Sayyid Ibrāhīm Mubārak-e che il dio di tutti gli uomini di questa assurda terra gli conceda pace e serenità -il presidente che accolse nel suo paese a maggioranza musulmana l'anziano capo della Chiesa Copta,non annovera l'Escort tra i suoi nipoti ; Mohamed Alaa Mubarak, di 12 anni era però davvero nipote di Mubarak. Era, perchè è morto,e il nostro Dio prima di sfruttare una tragedia per nascondere le sue lordure avrebbe dovuto pensarci. Anche perchè, la notizia della morte,l'aveva data propio lui.
Tuttavia parlando di nipoti,e mi scuso per l'introitus di questo post che apertamente confligge con mio precedente proposito di estrudere la Natura di Dio dai nostri interessi,è di un nipote particolare di cui oggi vorrei dissertar con voi,e cioè Tarak Ben Ammar,nipote per parte di madre del deposto capo di stato tunisino Habib Bourguiba ; leader quest'ultimo, della grande lotta per l'indipendenza del suo paese dalla Francia,uomo illuminato e progressista,aperto nelle sue posizioni in favore dell'universo femminile e saggio uomo politico che dal dialogo con l'ex-combattente antinazista Pierre Mendés Primo Ministro francese seppe evitare al suo paese il bagno di sangue che funestò invece la vicina Algeria,che quasi negli stessi anni reclamava a gran voce libertè egalitè fraternitè. Bourguiba fu estromesso dalla carica di presidente grazie ad un losco referto medico che lo dichiarò ormai incapace di governare data la veneranda età, e il 7 Novembre del 1987 Zine El-Abidine Ben Ali,salì al potere ringraziando il SISMI e l'Italia ;che così insediò il suo piccolo dolce dittatore anche lei,come fa lo Zio Sam in tutti quei luoghi del mondo che considera cornucopie di risorse energetiche di propria esclusiva proprietà,fin dai tempi in cui Berta filava. Ben Ali è amico e socio d'affari di Ben Ammar e-ça va sans dire-amicone di Dio col quale condivide tutto,anche l'esser nati entrambi nel settembre del '36,le Due Tigri del '36.

Modico e temporalmente definito sentimento di compianto e contrizione per la perdita nel settembre del '36 di Benjamin,ultimo esemplare in cattività della tigre della Tasmania,morto nello zoo di Hobart, Australia.

Ben Ali affossa la Tunisia nella dittatura e nel culto della personalità come Dio comanda, demolisce l'impianto democratico e libertario di un paese leader dei diritti nel Nord Africa,soffoca con la tortura gli oppositori politici ed erompe nella scena sociale con mass media che a lui figlio di Dio portano oro incenso e mirra. Rinnovo il benvenuto a tutti voi con "Appuntamento con la storia già sentita" . La televisione che più si applica in sonate per viola d'amore è Nessma,di proprietà ovviamente di Tarak Ben Ammar,ma anche di Mediaset e di Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfīi, Gheddafi per gli amici. Nessma significa "brezza", Ben Ammar ne va fiero e invita anche Dio a comparire in trasmissioni nelle quali, oltre a parlare di Natura ci si effonde in lodi a gote rosse, tutte rivolte verso il presidente Ben Ali. In cambio il nostro oscuro califfo contrae accordi commerciali con 680 industrie italiane, e ad Andrea Ronchi, ministro per le politiche comunitarie 2008 2010 -in Tunisia per firmare l'acccordo per la costruzione di una centrale di distribuzione dell'energia- non frega proprio nulla se i diritti umani in Tunisia sono un pitale sotto il letto del presidente.
A questo punto però la situazione sfugge di mano,il nipote d'oro scarica l'amico scomodo e comincia a trasmettere nella sua televisione le immagini della rivolta. La brezza ha cambiato direzione. Dio se ne lava le mani-ahimè Ponzio,non bastavi solo tu!-e lascia in un' isola sperduta del mediterraneo il proprio figlio qualche ora ad aspettare che finalmente l'Arabia Saudita lo accolga,esule figlio diseredato, in seno alle proprie cure.
Fa sorridere che Ben Ammar non abbia proprio dimenticato l'amicizia ed abbia spedito Ben Ali dai suoi vecchi datori di lavoro il principe saudita Al Walil Bin Talal.

Al di là della pletora di noiosi dati esplicativi,con i quali temo di aver ingolfato la vostra delicata digestione delle informazioni-a chi la stipsi a chi la diarrea,sono preda di mortificazione-ciò su cui vorrei riflettere è questo: Non cade invano nel 2011 un presidente di uno stato. Se Ben Alì non è più al potere è perchè a qualcuno lassù che ci ascolta non interessava più che lui lo fosse. Se Ben Ammar non l'ha più sostenuto,e se l'Italia non gli ha dato asilo politico è perchè ha ricevuto forti pressioni contrarie dall'alto,da più in alto ancora. E le pressioni a questo mondo vanno a suon di dollari o meglio ancora di Yuan. Penso questo,non per banalizzare il gesto estremo di un ragazzo che si da fuoco,o la potente espressione di un popolo che combatte per la libertà,ma già pochi anni fa rivoluzioni contro biechi dittatori dell' Europa dell'est sono state pilotate ad arte da potenze occidentali che mai si sono sporcate le mani,conducendo apertamente ma mai in prima persona quelli che si chiamano i colpi di stato pacifici, con in guanti di velluto. Chiedete a Manon Loizeau, nella seconda parte di Report-Rai tre del 03/06/2007.

Ali e Yassim, immigrati tunisini in Italia quasi si commuovono quando mi parlano del loro vero presidente tradito, Bourguiba. all'apertura del suo conto il giorno della morte trovarono se non ricordo male 7 dinar e 500. Circa tre euro, centesimo di più,centesimo di meno.

giovedì 20 gennaio 2011

La natura di Dio

Per un misto di tenerezza, semplicità e pudore, o forse per l'embargo culturale non sempre autoimpostosi e oramai inveterato al punto tale da essersi reso fiacco l'erompersi tellurico della modernità, per la mancanza di mezzi, per la mancanza di capacità, per un'attitudine mista e composita ( insolita miscellanea di menefreghismo, egoismo, ed omertà ) insomma per tutti quanti i motivi precedentemente espressi e chissà mai per altri ancora ingnoti, vi partecipo del fatto che in quei lontani paesini sardi, agglomerati di case sparse tra le montagne e abitati da strani esseri dal linguaggio incomprensibile, gli attributi maschili e femminili, che in senso figurato per l'inesorabile incedere del turpiloquio, oggi sono sulla bocca di tutti a vario titolo di "cazzofigaculotette", sempre nel linguaggio dei Barbari(cini) erano uniformemente chiamati "Natura", termine italiano.
Al medico condotto di stanza ogni 500 abitanti cui si voleva descrivere una situazione ginecologica come prolasso uterino, dismenorrea o via dicendo si diceva solamente "Ho un problema alla Natura".
Se comparivano delle fastidiose aderenze nel solco balano-prepuziale o un'improvvisa e lancinante orchidoodinia, stessa roba: "Ho un problema alla Natura". E il medico capiva.
"La Natura" per la tradizione del posto, più che un qualcosa di bucolico o faunistico e al di là dei goliardici parallellismi col boschivo o l'ornitologico, era insomma la definizione che si usava per indicare i genitali di uomo o di donna, null'altro di più.
Ma si sa, le tradizioni, anche linguistiche, specie se radicate, difficilmente superano i confini del paese d'origine, e meno che mai nello specifico: al dilà dei paesini sperduti,"la Natura" lungo la costa Sarda e soprattutto nelle città come Cagliari, continua comunque ad essere ciò che è comunemente intesa, cioè l'insieme armonico della flora, della fauna, dell'orografia e dell'assetto fluviale che circonda o per meglio dire si difende dalla mano dell'uomo e rimane li, fino a che una qualche industria occidentale non decide di poterne fare a meno, lei e i posteri.
Immaginatevi quindi che facce si videro in chiesa una domenica mattina, specie tra i banchi femminili, quando un piccolo pretino pupillo dell'Arcivescovo di Cagliari, intriso di teosofia seminaristica e mandato non si sa perchè in un paesino barbaricino a far tra i pastori di pecore il pastore di anime, dal pulpito prese a dire quanto bella fosse -e bella davvero- la Natura del buon Dio.

Dunque benvenuti in questo blog, che a tutti gli effetti non vorrebbe mai parlare della natura di Dio oggi qui in Italia. Della sua natura ne parlano le intercettazioni, quel coprolita direttore di Tg, quel preservativo pieno di piscio che gli organizza feste nella villa in Costa Smeralda ed anche se non ne parlano, in effetti sono in tante che la natura di Dio possono dire di averla sempre in bocca.
Vorrei che in questo blog si riuscisse se non a
fare informazione, almeno a parlare di quel che nel mondo succede al di là della vergogna italiana, vorrei dedicare una parte del mio tempo a diffondere notizie che sono come topolini: o fanno tenerezza per quanto sono piccole e ignorate, o fanno schifo e nessuno ne vuole parlare.
Segnalo comunque -e davvero poi smettiamo di parlare del sesso degli angeli- un bellissimo articolo di Giuseppe d'Avanzo comparso oggi su Repubblica che per comodità potete trovare qui.
Alla prossima!